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Il web è pieno di segnalazioni, aneddoti, storie di ragazzi che compiono “bravate” nel web: qualcuno finisce denunciato, qualcuno trova il lavoro della vita. Sono più vicini di quello che pensiamo: Vicenza, ad esempio, ha una storia interessante da raccontare…

“Dottoressa, mio figlio non esce mai di casa, non gioca con gli amici, non ama fare sport, è sempre in camera davanti al computer: mi dice che sta studiando, sento che parla un linguaggio strano, pieno di parole inglesi…sarei anche contenta perché mi sembra stia imparando e si stia impegnando … secondo lei è meglio assecondarlo?”

Un giovane ragazzo di Valdagno, nella provincia vicentina ai piedi del Pasubio, utilizzando un codice informatico ideato da lui stesso, è riuscito ad introdursi nel server della sua scuola.

Il moderno Robin Hood cibernetico l’ha fatto a fin di bene e con senso altruistico: ha alzato i voti ai compagni, anche perché sembra che i suoi fossero davvero ottimi.

Un’azione studiata, pianificata, difficile da prevedere e da dimostrare da parte dei professori: solo un piccolo errore. Eh sì, la scarsa esperienza di socialità del ragazzo e la sua ingenuità gli hanno fatto sottovalutare il sesto senso dei professori.

Era impossibile che i professori delle due classi beneficiate dal nostro Robin Hood non si accorgessero che degli asinelli erano diventati cavalli di razza, all’improvviso e per magia!

La magia sì, perché di magia si tratta.

Noi “umani” siamo abituati a misurare il mondo e le dimensioni che ci circondano con i nostri sensi, ma non siamo abituati a trattare lo spazio cibernetico. Spesso lo assimiliamo a qualcosa di paranormale, impossibile da capire, fatto di linguaggi strani che, a volte, hanno conseguenze nel mondo reale.

Per comprendere questo mondo abbiamo spesso bisogno di “mediatori” o “medium”, moderni stregoni che riescono a mutare qualcosa di materiale a distanza con la sola imposizione delle dita su una tastiera.

Il nostro medium vicentino è stato denunciato dai Carabinieri per la sua grave violazione, trattandosi di una fattispecie riconducibile all’art. 615 ter c.p. “accesso abusivo ad un sistema informatico”.

Il fatto è punibile con la reclusione fino a tre anni, ma come a volte accade, da una disavventura può nascere un’opportunità: un’azienda di ingegneria web di Thiene gli ha offerto l’assistenza legale e un posto di lavoro dopo che lui e i genitori, poiché minorenne, avranno affrontato il tribunale.

Individuare la responsabilità: chi paga?

Quale la responsabilità dell’hacker minorenne?
Quale la responsabilità dei suoi genitori?

In base a quanto previsto dal codice penale italiano, non è imputabile – cioè non può essere chiamato a rispondere di un reato – il minore di anni 14.

Ciò in quanto si presume che, fino ai 14 anni, i ragazzi non abbiano raggiunto una maturità psicofisica che consenta loro di distinguere ciò che è giusto, da ciò che è sbagliato.

Peraltro, a fronte di un reato commesso da un minore di 14 anni, si avrà sempre una segnalazione/denuncia: compete comunque alle autorità stabilire se sia ravvisabile una qualche responsabilità dei genitori, sotto l’aspetto civilistico-risarcitorio tenendo conto di quanto previsto, in particolare, dall’art. 2048 del codice civile.

I genitori sono obbligati a vigilare sulla condotta dei loro figli, oltre che a trasmettere loro una educazione appropriata.

Lo stesso vale per i reati commessi da ragazzi di età compresa tra i 14 e i 18 anni, con la sola precisazione che, in questo caso, la punibilità del minore dev’essere valutata caso per caso.

Se è vero che il talento va valorizzato, che le capacità individuali vanno coltivate e supportate, è però anche vero che i genitori devono saper educare i loro figli al rispetto dell’altro, anche quando ci si trova davanti non una persona in carne e ossa, ma uno schermo.

Uno schermo che, appunto, scherma, dà l’illusione di essere nascosti e protetti e può spingere ragazzi inesperti a commettere reati anche molto gravi.

I genitori sono i primi a dover imparare a usare computer e altri device informatici, a conoscere i social network e le loro regole. Diversamente non sarebbero in grado di educare i propri figli e di vigilare sul loro operato, così esponendosi a responsabilità certa.

Soprattutto, la vigilanza e l’azione educativa dei genitori nei confronti dei figli non può prescindere dal dialogo genitori-figli. Serve pazienza, tanta pazienza ma … ne vale la pena: se i genitori sapranno esplorare e conoscere meglio il mondo digitale, i loro figli impareranno a farne buon uso.

Da che parte stanno gli Hacker? 

Ma, alla fin fine, gli hacker sono buoni o cattivi? Spesso la morale è una questione di semantica.

Chi sono i cosiddetti hacker etici?

Quasi tutti, quando pensano agli hacker, immaginano uno ‘smanettone’ dell’informatica rinchiuso in uno scantinato buio e circondato da decine di monitor, mentre cerca di accedere al sistema informatico di una banca e rubare milioni di euro.

Tuttavia, i veri hacker non hanno cattive intenzioni e nonostante siano spesso contrari alle logiche capitalistiche o estranei a quelle politiche, ce ne sono alcuni che collaborano con le aziende per aiutarle a rinforzare i loro sistemi di cyber-sicurezza.

Questi sono gli hacker etici, che seguono una serie di principi etici personali, mettendo le proprie capacità al servizio di altre entità o persone.

In conclusione, si può dire che anche nella dimensione cibernetica, l’aspetto umano ed etico è fondamentale, ma soprattutto che i ragazzi “speciali” che hanno dentro di sé spiccate capacità di mediare queste dimensioni vanno accompagnati e guidati, non soffocati.

Ecco cosa fare se ci fosse qualche sospetto

Non siamo Psicologi, ma nel caso avessi dubbi sulle “attività” di tuo figlio, ti consigliamo di provare a parlare con lui per capire quali sono le leve a muoverlo verso attività quantomeno discutibili per la sua età.

Solo in un secondo, magari di fronte ad un ‘muro di gomma’ che potresti incontrare oppure di fronte a risposte rapide ed evasive, provare ad investigare seriamente e tecnicamente sul suo ‘oscuro’ operato.

In questo caso, contattaci tramite il Modulo Contatti che trovi a questa pagina.

Con i nostri Esperti ascolteremo le tue esigenze e ti indicheremo quali soluzioni tecniche poter adottare per prevenire problemi in futuro!

A presto!

Giovanni Finetto, CEO di FIDEM SRL
Avv. Paola Finetto, Partner di Italegal Avvocati